
HEBRON - Andate a Hebron. Osservate come alcune centinaia di coloni israeliani ultra-nazionalisti, una minoranza in una città palestinese di 160.000 abitanti, hanno trasformato la vita dei suoi residenti palestinesi in un inferno.



Questa settimana la commissione ministeriale ha approvato un disegno di legge che condanna a tre anni di carcere chi ricorda la Nakba Chi ha approvato questo progetto di legge è un vigliacco e un anti-sionista.
Se qualcuno dubita del nostro diritto di esistere , non è un problema nostro La presenza ebraica in Terra d'Israele dipende solo gli ebrei, e su ciò che gli ebrei pensano di se stessi: questa legge nasce dalla paura e dalla debolezza della democrazia, non dall'orgoglio nazionale Coloro che sostengono che la Nakba mina i pilastri dello Stato di Israele, apparentemente non credono che i suoi pilastri siano abbastanza forti .
Un onda oscura ci sta attraversando Questa settimana è la Nakba Bill, la prossima settimana sarà la dichiarazione di fedeltà : il nostro primo ministro chiede che i palestinesi ci riconoscano come uno Stato ebraico. I palestinesi? Da quando abbiamo bisogno del riconoscimento palestinese? Anche questo è un sintomo di paura
Sintesi personale
commento: un parere non di "sinistra" conferma che la scelta di negare l'identità dell'altro evidenzia sia la debolezza democratica sia dalla paura dello Stato ebraico
2 Mnifestazione israeliana contro le leggi della paura
"In una democrazia devi rispettare il diritto delle persone di piangere,se lo vogliono fare e di manifestare il proprio lutto La libertà di parola "è un diritto, non un privilegio. Vogliamo raggiungere quante più persone possibile.
Decine di tonnelate di Uranio impoverito sarebbero rimaste sul suolo palestinese nella Striscia di Gaza, dopo l'operazione Piombo Fuso: è la conclusione del rapporto stilato dall'associazione "Azione Cittadini per il Disarmo Nucleare"Una commissione di quattro esperti, guidata dal professor Jean-François Fechino, esperto del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente, si è recata nella Striscia di Gaza, durante il mese di aprile, per verificare la presenza di materiale radioattivo nel suolo, come denunciato già dal gennaio scorso dal dottor Mads Gilbert, chirurgo norvegese che durante l'operazione israeliana lavorava nell'ospedale di Shifa. I campioni di terra, raccolti a Gaza e fatti analizzare in laboratori specializzati, hanno presentato tracce di uranio impoverito, cesio, amianto, fosfati e altre sostanze altamente cancerogene. In seguito a questi risultati gli studiosi l'Azione Cittadini per il Disarmo Nucleare ha ipotizzato la presenza di circa 75 tonnellate di materiale radioattivo sul suolo palestinese.
Gaza, tracce di materiale radioattivo nel suolo dopo l'operazione 'piombo fuso'

Gli Stati Uniti iniziano a perdere la pazienza con Israele e il suo nuovo governo ultraconservatore. L’impressione infatti è che nonostante l’incontro di pochi giorni fa tra i presidenti Israele non abbia nessuna intenzione di fare il minimo passo avanti per arrivare a ciò che oggi sembra quasi un’inarrivabile utopia, “Due popoli due stati”.
Hillary Clinton, segretaria di stato statunitense, ieri ha invitato Israele a fermare l’espansione dei suoi insediamenti nei Territori palestinesi e ha ribadito la richiesta rivolta qualche settimana fa da Barack Obama al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante il loro incontro a Washington.
Poche volte si sono visti gli Stati Uniti usare un tono così risoluto nei confronti di Israele. Il governo israeliano ha respinto però la richiesta statunitense e Netanyahu ha dichiarato che i lavori di espansione proseguiranno. Circa 500mila ebrei vivono in più di cento insediamenti costruiti nei Territori dopo il 1967.

Sintesi personale
I leader religiosi della Giudea e della Samaria invitano i sodati a rifiutare gli ordini di evacuazione, perchè palesemente violano la Torah e rischiano di spaccare l'unità nazionale "non un solo chicco della Terra Santa deve essere ceduto, è un atto antisemita sradicare gli ebrei da questa terra. Non vogliamo una guerra e ci impegniamo per il dialogo" specificando che Barack non è l'interlocutore principale per la pace (sintesi personale)


video 23 05 2009 Mediterraneo News Mediterraneo
“Se foste un musulmano, o un africano, o comunque un uomo dalla pelle scura, il pacchetto sicurezza non lo prendereste solo come l’ennesima sortita di un governo populista e conservatore, eccessiva ma tutto sommato veniale. Se foste un lavoratore che guadagna il pane per sé e per i suoi figli su un’impalcatura, l’annacquamento delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non lo dimentichereste il giorno dopo per occuparvi di altro. Se foste migrante, il rinvio verso la condanna a morte, la fame o la schiavitù, non provocherebbe solo il sussulto di un’indignazione passeggera. Se foste ebreo sul serio, un politico xenofobo, razzista e malvagio fino alla ferocia non vi sembrerebbe qualcuno da lusingare solo perché si dichiara amico di Israele. Se foste un politico che ritiene il proprio impegno un servizio ai cittadini, fareste un’opposizione senza quartiere ad un governo autoritario, xenofobo, razzista, vigliacco e malvagio. Se foste un uomo di sinistra, di qualsiasi sinistra, non vi balocchereste con questioni di lana caprina o d’orgogli identitari di natura narcisistica e vi dedichereste anima e corpo a combattere le ingiustizie. Se foste veri cristiani, rifiutereste di vedere rappresentati i valori della famiglia da notori puttanieri pluridivorziati ingozzati e corrotti dalla peggior ipocrisia. Se foste italiani decenti, rifiutereste di vedere il vostro bel paese avvitarsi intorno al priapismo mentale impotente di un omino ridicolo gasato da un ego ipertrofico. Se foste padri, madri, nonne e nonni che hanno cura per la vita dei loro figli e nipoti, non vendereste il loro futuro in cambio dei trenta denari di promesse virtuali. Se foste esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo.”
Sintesi personale
Sintesi personale
Dal 2001, la strada principale a Hebron's Wadi Hassan è stata vietata ai nostri veicoli , solo gli israeliani possono accedervi, anche se tutti i residenti sono palestinesi Questo è avvenuto quando un colono ha inoltrato tale richiesta per "ragioni di sicurezza" all'esercito. E' stato subito accontentato . Naturalmente questa disposizione crea seri problemi ai malati gravi, ai commercianti e agli anziani
I residenti che necessitano di protezione sono in realtà i palestinesi, quotidianmente oggetto di attacchi da parte dei settler Dopo l'evacuazione delle contestate case di Hebron, i coloni hanno distrutte numerose proprietà palestinesi e bruciato le loro macchine per ritorsione e che cosa ha fatto l'esercito? ha allontanato icompletamente i palestinesi dalle loro case: tutelando, in questo modo, gli aggressori . Ora il governo ha deciso di aprire parzialmente la strada: solo pochi di noi otterranno il permesso che cmq non verrà garantito per sempre, ma dovrà essere rinnovato frequentemente. Per il governo di israele noi siamo cittadini di serie B

Stando ad un recente rapporto pubblicato da un’organizzazione no-profit israeliana che si occupa di questioni pertinenti al futuro di Gerusalemme, governo di Tel Aviv e coloni avrebbero elaborato un piano per lo sviluppo della città che consiste nella “creazione di una sequenza di parchi che circondano la città vecchia” di Gerusalemme e incrementa cosi il processo di “ebraizzazione” dei quartieri arabi della città.Il movente del piano, secondo quanto riportato dall’organizzazione israeliana Ir Amim, sarebbe quello di incrementare la presenza ebraica nei quartieri che circondano la città vecchia rendendo cosi molto più difficile un’eventuale divisione della città; aspetto chiave per qualsiasi negoziato di pace tra israeliani e palestinesi.Inoltre, sempre secondo Ir Amim, “per la prima volta [questo rapporto dà] una visuale comprensiva di come il governo [israeliano] e i coloni, lavorando assieme, stiano creando un regno territoriale basato su tradizioni bibliche” a danno della popolazione, per lo più musulmana, che vive in quelle zone. Il piano, originalmente presentato al governo dal comune di Gerusalemme nel 2005 ma attivato soltanto nel settembre 2007 quando fu assegnato al Jerusalem Development Agency (Jda), prevede la costruzione di nove parchi nazionali, siti e sentieri turistici situati in aree di apparente rilevanza per la religione ebraica che si trovano sulle sponde orientali della città.Nonostante queste notizie non siano del tutto nuove - per esempio la pianificata costruzione di un parco nella zona del attuale quartiere arabo di al-Bustan (situato a sud della città vecchia) dove sono state segnalate per la demolizione circa 90 unità residenziali - la divulgazione dei dettagli di una presunta alleanza tra governo e coloni renderà molto più difficile la posizione del governo di Tel Aviv che in passato ha sempre negato ogni accusa di coordinamento con le varie organizzazioni private che promuovono la colonizzazione ebraica attraverso il territorio del futuro Stato palestinese. Con un valore di poco superiore ai 12 milioni di euro all’anno per un periodo di otto anni, i dettagli del piano, che fino ad ora non erano mai stati resi pubblici, risulterebbero nel creare un anello continuo tra i vari parchi, sentieri e siti turistici progettati e le molte colonie già esistenti nei quartieri arabi che si trovano a est delle mura della città vecchia. Il piano mira a “rafforzare lo status di Gerusalemme come capitale di Israele”, si legge il rapporto presentato dal comune della città nel 2005 e citato in un articolo datato 10 maggio del New York Times.Secondo le dichiarazioni di Danny Seidemann, avvocato e rappresentante dell’organizzazione Ir Amim, citate dal quotidiano inglese Guardian, “questa politica [di ebraizzazione] getta olio sul fuco del conflitto e minaccia di cambiarlo da un conflitto nazionale, che può essere controllato e risolto, in un inutile confronto regionale”. “Queste azioni limiteranno le possibilità di un compromesso territoriale a Gerusalemme soltanto alle zone a nord e a sud della città vecchia”, continua Seidemann, precisando quindi che per quanto riguarda la città vecchia in sé, dove si trovano i principali luoghi di culto per le tre religioni monoteiste, Israele non ha intenzioni di negoziare sulla propria sovranità.Un “parco giochi biblico” è la maniera in cui gli esponenti di Ir Amim descrivono i vari parchi e le aree turistiche progettate dal piano assegnato dal governo al Jda e che verranno poi date in gestione alle varie organizzazioni di coloni che già operano nel area di Gerusalemme est. Diventa impossibile negare che ci sono “pericolose similitudini tra il programma [del piano] e i progetti dei coloni il cui scopo è di far fallire una futura soluzione politica nel cuore [Gerusalemme] del conflitto”, ha inoltre dichiarato Seidmann al quotidiano israeliano Haaretz. Le zone in cui sono pianificati i parchi, sentieri e aree turistiche si concentrano infatti in aree dove già da diversi anni sono attive varie organizzazioni coinvolte con la promozione e la costruzione di colonie ebraiche considerate “illegali” dall’intera comunità internazionale. Nell’area residenziale di Silwan, situata a sud-est delle mura della città vecchia di Gerusalemme, dove vivono all’incirca 50mila palestinesi, e che include il quartiere di al-Bustan dove 90 unità residenziali sono a rischio demolizione per far spazio ad un “area verde” antistante all’area archeologica della “Città di Davide”, l’organizzazione coinvolta è conosciuta come El Ad (oppure Ir David). Attiva nel area dal ’91, quando iniziarono ad occupare e costruire nuove abitazioni riservate esclusivamente ad ebrei, El Ad è un’organizzazione privata con un budget miliardario il cui obiettivo è di far risuscitare l’antica città di Davide attraverso l’esplorazione archeologica e la costruzione di musei e aree turistiche che cementano l’identità e la storia ebraica del luogo. Nonostante le numerose accuse rivolte contro l’organizzazione da varie ong, esponenti dell’Onu e anche una serie di archeologi israeliani che rifiutano il modo in cui El Ad usa “l’archeologia a scopi politici”, l’intera struttura turistica, inclusa la dirigenza dei scavi tuttora incorso, è stata data in dotazione dal governo, attraverso il Israeli Antiquities Authority (Iaa), all’organizzazione El Ad. Sarebbero più di 500 i coloni ebrei ad essersi trasferiti nel area sotto gli auspici di El Ad, che tuttora gestisce anche una serie di visite guidate della zona.A est della città vecchia, zona conosciuta come il Monte degli Ulivi dove si trovano una serie di chiese e il più esteso e antico cimitero ebraico al mondo, si trova un’altra delle aree incluse nel progetto di sviluppo per la città. Qui, dal 2003 Irving Moskowitz, un businessman milionario di New York che da anni si vanta di donare e investire milioni di dollari in Israele per progetti caritatevoli e di beneficenza (e che quindi gli vengono anche scalati dalle tasse dovute negli Usa), ha costruito due moderni palazzi contenenti una sessantina di appartamenti ciascuno riservati esclusivamente ad una clientela ebraica. Attualmente sono in costruzione altre due palazzine con lo stesso numero di appartamenti, mentre, sempre grazie alle sue donazioni, è stata da poco completata una nuova centrale di polizia situata strategicamente nell’area a est del confine municipale di Gerusalemme (zona conosciuta come “E-1”) e l’enorme colonia di Ma’ale Adummim (34mila abitanti). Queste nuove colonie verrebbero, secondo il piano reso noto da Ir Amim, poi collegate tramite una serie di sentieri, parchi e aree turistiche meticolosamente recintate che completerebbero cosi l’anello circondante la città vecchia di Gerusalemme. Il piano prevede quindi che le aree di Silwan (sud-est), il Monte degli Ulivi (est) e Sheikh Jarrah (nord-est), tuttora a maggioranza arabo-palestinese e che servono come vie principali per l’accesso dei musulmani ai luoghi di culto della città vecchia, restino sotto il controllo di Israele. Inoltre, più a est, quest’anello andrebbe poi a connettersi alla colonia di Ma’ale Adummim, che occupa un’area di quasi 50 chilometri quadrati e che attualmente taglia a metà la Cisgiordania; rendendo cosi molto più complicato non solo una divisione di Gerusalemme tra i due popoli, ma anche limitando la fattibilità di uno Stato palestinese contiguo ed indipendente.Alle critiche sollevate da Ir Amim si aggiungono infatti anche quelle del gruppo Peace Now, che in una dichiarazione riportata dal quotidiano Jerusalem Post il 10 maggio avvertono che “se procede l’attuazione di questo piano si rischia di trasformare la questione di Gerusalemme, e più specificamente di quell’aree che circondano la città vecchia, in una situazione irrisolvibile e che possibilmente impedirà di arrivare ad una soluzione di due Stati”. Pesanti critiche sono arrivate anche dal segretario-generale dell’Onu Ban Ki-Moon, che l’11 maggio, al termine di una seduta del Consiglio di sicurezza sul conflitto israelo-palestinese alla quale Israele si è rifiutata di prendere parte, ha dichiarato che i palestinesi di Gerusalemme e i territori occupati “continuano a subire le azioni unilaterali e inaccettabili” di Israele. “E’ tempo che Israele cambi in maniera fondamentale la sua politica a questo riguardo” ha inoltre aggiunto Ban Ki-Moon nel corso di una conferenza stampa riportata dalla Reuters il giorno stesso. Nonostante la reazione del governo israeliano alla pubblicazione del rapporto di Ir Amim siano state a base di smentite e rassicurazioni che “lo sviluppo di Gerusalemme gioverà tutta la popolazione della città rispettandone le diverse fedi e comunità”, come ha dichiarato un esponente del ufficio del primo ministro al giornale Jerusalem Post, le maggiori organizzazioni non governative non appaiono soddisfatte delle intenzioni del governo che comunque non dimostra di voler cambiare rotta. Il ministro degli interni israeliano, Eli Yishai, citato dal New York Times a riguardo delle azioni pianificate dal governo in uno dei quartieri di Gerusalemme est, ha infatti dichiarato che “intende proseguire a questo riguardo con piena forza e determinazione”. “Questa terra è sotto la nostra sovranità – ha aggiunto - la colonizzazione qui è nostro diritto per Osservatorio IraqIsraele, governo e coloni si alleano per “ebraizzare” Gerusalemme

